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Archive for maggio 2011

copertina concettiIl tema dei concetti mi ha da sempre interessato. La cosa non è poi così strana, visto che la nozione di concetto può facilmente essere ritenuta fondamentale da chi si occupa di linguaggio naturale e di filosofia del linguaggio.

I concetti sono, infatti, i “mattoncini” con cui costruiamo i pensieri e i pensieri sono ciò che cerchiamo di comunicare quando parliamo o scriviamo, ossia quando mettiamo all’opera la nostra facoltà linguistica.

Penso: domani arriveranno gli alieni. Questo pensiero lo posso comunicare a parole, scrivendole o proferendole. Ma questo pensiero è costituito da elementi più semplici (che corrispondono alle parole ‘domani’, ‘arrivare’, ‘alieni’): ecco i concetti.

Vi sarà ora chiaro perché, vedendo in libreria un libro intitolato I concetti, io non abbia potuto resistere a comprarlo e a leggerlo (e, in ultimo, a parlarne sul blog). L’autrice è Annalisa Coliva, professoressa in Filosofia e teorie del linguaggio all’università di Modena, la quale, con una chiarezza espositiva non comune a molti, mette a nudo argomenti spesso ostici, rendendoli di più facile comprensione.

Il sottotitolo recita “Teorie ed esercizi”, infatti, il libro è organizzato per teorie: a ogni capitolo corrisponde grossomodo una teoria e per ciascuna di queste sono esposte con ordine schematico le tesi, le possibili obiezioni e le risposte degli autori; nonché dei brevi esercizi finali che aiutano a capire se si ha capito.

Questa è grossomodo la struttura:

cap. 1: introduzione sui concetti;

cap. 2: Fodor;

cap. 3: Millikan e Prinz;

cap. 4: Brandom;

cap. 5: Peacocke;

cap. 6: il contenuto della percezione.

Per chi conosce già questi autori sarà chiaro che il libro si occupa prevalentemente di filosofia del linguaggio, trascurando le ricerche svolte in scienza cognitiva, psicologia e neuroscienze. Questo è frutto di una scelta ben precisa (e, volendo, condivisibile) dell’autrice.

Personalmente però io ritengo che una teoria che voglia dire qualcosa di effettivo sul tema dei concetti non possa prescindere dai dati empirici che provengono dall’esterno del campo della filosofia.

A prescindere da questa personalissima opinione, il libro è veramente bello. Consigliato!


Coliva A., I concetti, Carocci, 2006.

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consegna pizzaHo parlato in un post precedente della teoria simulativa della comprensione linguistica, ovvero della teoria secondo la quale comprendiamo il significato di una qualsiasi espressione linguistica (come può essere “Il gatto mangia i croccantini”) grazie al fatto che simuliamo nel nostro cervello l’esperienza associata (quindi l’esperienza di un gatto che mangia croccantini), come se stessimo appunto percependo tale situazione. Questo è possibile grazie alla riattivazione di aree cerebrali che normalmente sono dedicate alla percezione o al controllo delle azioni.

I sostenitori della teoria simulativa hanno proposto e condotto una serie di esperimenti molto interessanti, che sembrano confermare la teoria. Ve ne vorrei quindi presentare brevemente uno fra tutti.

L’esperimento è stato condotto agli inizi del 2000 da due ricercatori, Glenberg e Kaschak. Ai soggetti che si sottoponevano all’esperimento era chiesto di leggere alcune frasi. Alcune di queste frasi potevano implicare un movimento verso il soggetto (ad esempio, la frase “Marco ti porta la pizza”), oppure potevano implicare un movimento di allontanamento dal soggetto (“Tu porti la pizza a Marco”).

Ciò che i partecipanti dovevano fare era decidere se le frasi che venivano loro presentate avevano senso oppure no. Per fare questo dovevano premere un bottone su una pulsantiera. Il bottone corretto però poteva trovarsi più vicino a loro, oppure più lontano – il che li spingeva a muovere la mano verso il proprio corpo o lontano dal proprio corpo.

Si è osservato che i tempi che i partecipanti impiegavano per rispondere erano minori quando il movimento che dovevano compiere con la mano corrispondeva al movimento implicitamente descritto nelle frasi che avevano letto. Insomma, se avevano letto la frase “Tu porti la pizza a Marco” e per premere il bottone corretto dovevano spostare la mano in avanti, allontanadola dal proprio corpo – che è lo stesso movimento che si fa per portare/consegnare una pizza – impiegavano meno tempo rispetto a quanto dovevano premere il bottone più vicino.

Questo ha spinto gli autori a ritenere che quando si legge e si comprende una frase, questo avviene simulando mentalmente l’azione descritta nella frase stessa. Per questo motivo il compito di movimento della mano per premere il bottone sarebbe stato facilitato nell’esperimento. E ciò sembra portare acqua al mulino della teoria simulativa della comprensione linguistica.

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