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Archive for agosto 2011

Dall’1 al 6 settembre si terrà presso l’università Vita-Salute San Raffaele e l’università degli Studi di Milano il Settimo congresso della Società europea di filosofia analitica.

Ve ne avevo già parlato in questo post precedente, ma vorrei ora segnalarvi un articolo uscito sul domenicale del Sole 24 Ore, scritto da Diego Marconi, che potete trovare a questo indirizzo.

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Il periodo estivo non mi ha permesso di tenere costantemente aggiornato il blog, ma vedo che le visite sono state costanti e quindi, per non deludere i lettori, ho deciso – anche a Ferragosto – di pubblicare qualcosa.

Si tratta di una recensione a un libro che ho letto qualche tempo fa e che mi era piaciuto molto, forse per gli argomenti e per gli autori in esso trattati.

Lo spunto che dà il via al testo è la nozione di contenuto proposizionale. Si definisce contenuto proposizionale la proposizione cui un atteggiamento proposizionale – ossia, una credenza, un desiderio, etc. – è relativo: ad esempio, se io credo che Chiara abbia dei bellissimi riccioli, si può dire che il contenuto del mio atteggiamento proposizionale di credenza sia dato dalla proposizione “Chiara ha dei bellissimi riccioli” che altro non è che la proposizione oggetto di credenza.

Ora, la filosofia contemporanea contempla due famiglie di risposte alla domanda su come si determina il contenuto proposizionale. Da un lato troviamo la posizione secondo la quale il contenuto è determinato in base a “criteri larghi”, ossia considerando come stanno le cose nella realtà, indipendentemente da quanto può credere il parlante. Dall’altro lato, invece, vi è la posizione secondo la quale il contenuto è definito con “criteri stretti”, tenendo conto dell’ambito delle credenze del soggetto e di come questo concepisce e conosce il mondo. Le due posizioni che si ottengono sono definite rispettivamente esternismo ed internismo: “L’esternismo sostiene che il contenuto dipende dal mondo nella sua caratterizzazione fisica e sociale; che esso, quindi, è determinato da fattori esterni alla mente. L’internismo sostiene invece che il contenuto dipende da fattori interni alla mente, quali le strutture mentali e le relazioni fra contenuti” (p. 43).

L’autrice si dedica così ad analizzare molte posizioni appartenenti alle due scuole di pensiero, mettendone in luce i pregi e i punti deboli.

La teoria che alla fine si rivela essere la migliore è la teoria internista del mio autore preferito: Ray Jackendoff. Questa teoria di stampo “internista rappresentazionalista” riesce, infatti, a tener conto non solo del livello interno del contenuto stretto, ma, a partire da un indagine mentale e cognitiva, contempla anche una dimensione sociale linguistica, che tradizionalmente viene associata al contenuto largo esternista. Ciò è possibile in quanto le rappresentazioni postulate da Jackendoff sono tali da permettere sia l’elaborazione di un contenuto stretto, sia quella di un contenuto largo.

Il pregio di questo libro sta nell’apertura alle scienze cognitive che supera un antico pregiudizio, spesso diffuso tra i filosofi analitici, nei confronti dei dati psicologici e cognitivi. Apertura testimoniata dalla convincente elezione della teoria di Jackendoff a teoria semantica più forte tra quelle oggi in circolazione.

Se volete leggere una mia recensione più ampia a questo libro, la potrete trovare a questo indirizzo.


Dellantonio Sara, “La dimensione interna del significato”, ETS, 2008.

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