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Archive for dicembre 2011

La disputa sugli universali (o “problema degli universali”) è uno dei temi che ha fatto consumare tempo, fatica e inchiostro ai grandi filosofi medievali a partire dal XII secolo in poi.

In questo post e nei prossimi due intendo domandarmi quanto e sotto quali aspetti tale disputa possa essere ancora considerata attuale (mi interessano soprattutto gli aspetti inerenti alla cognizione umana e alla semantica).

In particolare, vorrei cercare di mostrare come alcune soluzioni classiche possano essere ancora oggi accettate (alla luce delle conoscenze contemporanee sui concetti e sui processi mentali relativi alla comprensione). Questo primo post cercherà di fornire una breve presentazione storica del problema. Lascerò invece ai prossimi post il compito di approfondire tale tematica e di mostrare sotto quali aspetti questa discussione sia ancora “attuale”.

La disputa sugli universali storicamente ha avuto origine da un passo dell’Isagoge di Porfirio. In questo passo è contenuta la prima esposizione della questione e sono elencate alcune soluzioni possibili. Porfirio scrive così:

“Intorno ai generi e alle specie non dirò qui se essi sussistano oppure siano posti soltanto nell’intelletto; né, nel caso che sussistano, se siano corporei o incorporei, se separati dalle cose sensibili o situati nelle cose stesse ed esprimenti i loro caratteri comuni” (Porfirio, Isagoge, 1)

Cerchiamo innanzitutto di chiarire in che cosa consista questo “problema degli universali”. Facciamo un esempio:

durante la nostra vita potremo incontrare molti cavalli. Con maggiore precisione, diciamo che potremo incontrare molti cavalli individuali (esemplari di cavallo), ossia molti singoli cavalli. Eppure di tutti questi diremo che sono “un cavallo”: in altre parole, useremo per tutti loro lo stesso termine “cavallo“, che avrà perciò una valenza universale.

Ora, che cos’è questo termine che può essere detto (o, più tecnicamente, “predicato”) di più realtà allo stesso tempo? E’ forse solo una parola? oppure è un concetto che abbiamo nella nostra mente e che “sta per” una categoria di enti/oggetti del mondo? oppure, ancora, è forse qualcosa che esiste al di fuori di noi? (Sono domande come queste che tennero viva per secoli la disputa sugli universali)

Secondo Platone, grande filosofo vissuto ad Atene attorno tra il V e il IV secolo a.C. e quindi molto anteriore alla disputa, tutte le realtà del mondo sono create a imitazione di modelli ideali e perfetti, che esistono astrattamente in un “mondo al di là del cielo”, ossia nell’Iperuranio. Qui esisterà, ad esempio, il modello (che Platone chiama Idea) di cavallo, ma anche quello di albero, quello di pietra, ecc. Perciò i singoli cavalli, alberi e pietre che vediamo sulla Terra non sono altro che imitazioni concrete di quei modelli perfetti.

Platone influenzò una delle principali posizioni assunte dai filosofi della disputa sugli universali: il cosiddetto REALISMO. Secondo il realismo, infatti, gli universali sarebbero realtà che esistono indipendentemente dall’uomo e dalla sua mente. Insomma, esistono al di fuori di noi: sono reali. Ma dove esistono e come? Beh, questo dipende dalle risposte dei singoli filosofi e su queste risposte torneremo tra breve.

Limitiamoci per ora a dire che la posizione diametralmente opposta al realismo è quella del NOMINALISMO. Il nominalismo, infatti, rifiuta che gli universali possano essere delle realtà che esistono indipendentemente dalla mente umana.

Vista la lunghezza del presente post, preferisco lasciare al prossimo il compito di elencare le varie posizioni in cui si articolano realismo e nominalismo. Nel terzo e ultimo post parleremo invece dell’attualità della disputa.

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