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Archive for febbraio 2012

Vi segnalo questa interessante intervista a Ronald Langacker, padre della cosiddetta “Grammatica Cognitiva”, teoria che rientra nel campo di studio del linguaggio umano che potremmo definire Linguistica cognitiva.

L’intervista è tradotta da Giuliana Andrighetto e la potete trovare interamente sulla rivista online Il giornale di filosofia, all’indirizzo indicato in fondo a questo post.

Riporto qui di seguito solo la prima domanda dell’intervista:

Professor Ronald Langacker, partiamo da una domanda di natura generale: lei cosa intende per Linguistica Cognitiva? E quali sono i suoi vantaggi rispetto agli altri approcci linguistici?

La Linguistica Cognitiva si è sviluppata negli ultimi venticinque anni, e a livello mondiale è sempre più conosciuta e accettata. In contrasto con la visione modulare sposata dalla tradizione generativa, essa analizza il linguaggio, nei limiti del possibile, come un aspetto integrante della cognizione che dipende in modo decisivo da altri sistemi e da altre capacità (ad esempio la percezione, la categorizzazione, la coordinazione motoria). Piuttosto che come largamente innato, il linguaggio viene visto come qualcosa che si acquisisce attraverso interazioni linguistiche significative. Se all’interno della Linguistica Cognitiva vi sono molte questioni su cui non c’è accordo, si ritiene generalmente che le diverse posizioni conducano nell’insieme a una visione più naturale e empiricamente fondata dell’evoluzione, acquisizione e uso del linguaggio.

Se la visione generativista del linguaggio pone la sintassi al centro, la Linguistica Cognitiva afferma invece la centralità del significato. Si basa su una semantica concettualista che enfatizza la nostra multiforme capacità di concepire e ritrarre una situazione in modi diversi contemporaneamente. La Linguistica Cognitiva ha dimostrato l’importanza pervasiva di abilità immaginative come la metafora e il conceptual blending. Sono stati sviluppati strumenti descrittivi che permettono ai diversi aspetti delle strutture concettuali di essere caratterizzati in modo esplicito. Mediante questi strumenti è possibile mostrare con precisione il modo in cui espressioni linguistiche particolari assomigliano o differiscono nel loro significato, riuscendo così a fornire una base e dei principi per la previsione del comportamento grammaticale.

Con una semantica concettualista ben formulata e fortemente motivata nei propri termini, diventa chiaro come la grammatica in sé sia dotata di significato. Per esempio, gran parte dei giudizi di “non grammaticità” sono basati di fatto su un’anomalia semantica. Lo scopo centrale della Grammatica Cognitiva è di mettere in luce che la grammatica, così come il lessico, sia simbolica per natura, ossia consista in relazioni simboliche tra strutture semantiche e strutture fonologiche. Ciò non tanto per negare l’esistenza di elementi formali che costituiscono ciò che definiamo sintassi, che sono convenzionali e vanno appresi. Si tratta piuttosto di una concezione della natura degli elementi grammaticali diversa: invece di essere entità autonome, separate dal significato e dalla forma fonologica, sono unità costituite da un’ unione di questi due poli. E’ un’idea dell’organizzazione linguistica più esplicita e unificata dal punto di vista concettuale rispetto ad una visione che pone una componente sintattica autonoma. Inoltre, direi che rende conto della grammatica, nei propri stessi termini, in modo più esplicito e adeguato dal punto di vista linguistico.

Trovate il resto dell’intervista a questo indirizzo.

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Vi segnalo questa conferenza prevista per il 16 febbraio 2012, alle ore 14:30, presso l’Università Statale di Milano (Via Festa del Perdono, 7; aula 435), dal titolo “Dalla cognizione incarnata all’emozione incarnata”.

La relatrice sarà la dottoressa Giovanna Colombetti, della University of Exeter.

Copio qui sotto l’abstract della conferenza (altre informazioni le potete trovare alla pagina Neurophilosophy dell’Università di Milano):

In questo talk presentero’ inizialmente il cosiddetto approccio “incarnato” (embodied) alla cognizione, per passare poi a considerare l’emozione.  Dopo aver mostrato che l’emozione e’ ancora prevalentemente “disincarnata” in filosofia e psicologia, esporro’ vari argomenti a difesa di una riconcettualizzazione dell’emozione come fenomeno interamente corporeo, sia da un punto di vista fenomenologico che scientifico.

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Ancora una recensione di un libro di filosofia del linguaggio. Ancora una recensione di un libro intitolato “Il linguaggio”.

Ma in questo caso si tratta di un libro su cui ho sudato molto qualche anno fa, quando stavo  preparando un esame di università con il prof. Giorgio Graffi.

L’autrice è Lia Formigari, professoressa di Filosofia del Linguaggio all’Università La Sapienza di Roma.

Il sottotitolo del libro recita “Storia delle teorie”, il che ci dà già un’indicazione di come è strutturato il testo e quali sono i suoi contenuti. Si tratta, infatti, di una storia delle teorie emerse in ambito filosofico (ma non solo) inerenti al tema del linguaggio, a partire da Platone fino ad arrivare a Chomsky.

E’ un testo completo ma anche complesso, estremamente ricco nei contenuti e utilissimo per chi si interessa di questo argomento. Alla fine di ogni capitolo l’autrice ha raccolto poi dei suggerimenti per ulteriori letture e approfondimenti. In chiusura troviamo invece una delle bibliografie più complete e aggiornate che mi siano mai capitate di vedere (sono quasi 80 pagine di bibliografia!!).

Consiglio questo libro a chi volesse approfondire le proprie conoscenze di filosofia del linguaggio a partire da un approccio storico, oppure a chi avesse bisogno di un valido strumento per scrivere una tesi su questi temi.


Formigari L., Il linguaggio. Storia delle teorie, Laterza, Roma-Bari, 2001.

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E’ già passato un anno da quando ho aperto questo blog scrivendo il primo post!

Volevo ringraziare tutti quelli che lo hanno visitato (con mio stupore, in un anno ci sono state più di 5000 visite!!) e soprattutto quelli che hanno lasciato un loro commento!

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tabossi linguaggioVisti i miei interessi in filosofia del linguaggio e visto il tema portante di questo blog, non ho potuto fare a meno di comprare questo breve libricino: il titolo me lo imponeva.

E devo ammettere che è fatto molto bene, nonostante sia soltanto una introduzione al linguaggio.

Il libro è diviso in sei capitoli:

1) Linguaggio e non linguaggio

2) Che cosa ci insegnano le scienze del linguaggio

3) Capire

4) Parlare

5) Imparare

6) I disturbi

Il primo è un capitolo introduttivo che illustra alcune distinzioni e concetti fondamentali: la differenza tra lingua e linguaggio; la relazione tra linguaggio e comunicazione; quella tra linguaggio e pensiero.

Il secondo capitolo parla della psicolinguistica, ossia di quella disciplina scientifica che si occupa del linguaggio all’interno della prospettiva della psicologia cognitivista. Inoltre illustra come psicolinguistica, neurolinguistica e linguistica riescono a farci comprendere molti fenomeni inerenti al linguaggio (fenomeni che sono articolati più nello specifico nei capitoli successivi).

Il capitolo dedicato al “capire” cerca invece di rispondere ad alcune domande sulla comprensione linguistica, mentre quello dedicato al “parlare” si occupa della produzione linguistica. Sono molto interessanti le risposte (dettagliate e ben documentate) che l’autrice dà ad alcune domande, come ad esempio:

“come fa un ascoltatore a identificare i confini delle parole, dal momento che questi non sono fisicamente presenti nel segnale acustico?”

(se ci pensate, infatti, quando produciamo frasi parlate, tendiamo a produrre una catena di sillabe e non rispettiamo le pause tra le parole che mettiamo quando scriviamo)

Il capitolo sull'”imparare” cerca di far luce su come i bambini apprendono la loro lingua. Infine l’ultimo capitolo si sofferma sui principali disturbi del linguaggio, presentandoli brevemente e fornendone una discussione.


Tabossi P., Il linguaggio, Il Mulino, Bologna, 1999.

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