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Archive for marzo 2013

occamDal 17 gennaio è online il nuovo blog di MicroMega  “Il rasoio di Occam“.

Volevo informarvi che oggi è stato pubblicato un mio articolo intitolato Nuovi orizzonti per la filosofia del linguaggio.

Potete leggere l’articolo a questo indirizzo.

Qui una breve introduzione:

A cavallo tra il XIX e il XX secolo nasceva la cosiddetta “filosofia del linguaggio”. Quali sono state le sue principali caratteristiche e verso quali nuovi orizzonti si sta muovendo oggi? Ma, soprattutto, quale può essere il ruolo del filosofo del linguaggio nell’attuale panorama scientifico, che vede il proliferare di numerose discipline che si occupano specificamente del linguaggio naturale?

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raifHo letto di recente un post sulla pagina facebook di “Rai Filosofia“, in cui ci si domandava come fosse possibile che ciò che è oggetto della nostra immaginazione possa essere al contempo qualcosa di privato (in quanto interno alla nostra mente) e qualcosa di pubblico (ad esempio, se più persone immaginano che domani pioverà, non stanno forse immaginando una situazione identica – e quindi non soggettiva, ma pubblica?). Vi riporto qui di seguito l’immagine del post in questione:

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Ora, il motivo per cui parlo di tutto ciò è che anche nella filosofia del linguaggio è sorta ed è stata discussa una questione simile. Anzi, forse è proprio una delle primissime questioni su cui gli autori di tale disciplina si sono interrogati.

Il problema – declinato appunto nell’ambito del linguaggio naturale – riguarda il significato delle parole. In particolare, ci si è domandato se il significato lessicale coincida con una rappresentazione mentale; perché se così fosse, si dovrebbe allora spiegare in che modo due parlanti di una stessa lingua possano essere sicuri di attribuire lo stesso significato alla medesima parola.

Ad esempio, ammettiamo che il significato della parola ‘ombrello’ sia dato da una rappresentazione presente nella mente di chi proferisce tale parola. Carlo associa a questa parola l’immagine mentale di un ombrello giallo. Franco invece vi associa l’immagine di un piccolo ombrello nero. Possiamo quindi dire che Carlo e Franco si comprendano effettivamente a vicenda quando utilizzano la parola ‘ombrello’ in una frase?

Per ovviare a questo problema, il primo filosofo (moderno) del linguaggio – Gottlob Frege – decise di negare fermamente la possibilità che il significato corrispondesse a rappresentazioni mentali soggettive. Fece questo proprio per garantire l’inter-soggettività del linguaggio. I significati, secondo lui, sarebbero quindi qualcosa di oggettivo, di comune ai parlanti, e non dipenderebbero dal modo in cui i parlanti si fanno rappresentazioni nella mente. (si veda questo vecchio post su Frege)

Al giorno d’oggi però diversi ricercatori hanno ritenuto che tale avversione nei confronti delle spiegazioni psicologiste quando si parla di significato linguistico – il cosiddetto antipsicologismo, a cui proprio Frege diede vita agli inizi del ‘900 – sia da rigettare, poiché i significati sono rappresentazioni mentali. A sostenere ciò sono stati, a partire dagli anni ’70, gli autori di quella disciplina a cavallo di filosofia, psicologia e linguistica che è la “semantica cognitiva”.

Ma come risponde la semantica cognitiva al problema della comunicabilità? Se i significati sono rappresentazioni mentali – e quindi private – come rendere conto dell’intersoggettività dei significati?

Lascio alla seconda parte del post la risposta…

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