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Archive for marzo 2014

nietOggi mi permetto di fare il filosofo continentale (ma non troppo).

Vorrei che consideraste la seguente citazione di Nietzsche:

Il diritto signorile di imporre nomi si estende così lontano che ci si potrebbe permettere di concepire l’origine stessa del linguaggio come un’estrinsecazione di potenza da parte di coloro che esercitano il dominio: costoro dicono “questo è questo e questo”, costoro impongono con una parola il suggello definitivo a ogni cosa e a ogni evento e in tal modo, per così dire, se ne appropriano. (Genealogia della morale, I, 2)

Il testo citato è inserito in una più ampia trattazione in cui si discute dell’origine genealogica della morale e, nello specifico, dei concetti di “bene” e “male” – ma non è di questo che intendo occuparmi ora.

Ciò su cui ho interesse a soffermarmi è la tesi secondo cui l’origine del linguaggio potrebbe essere descritta in termini di “appropriazione” di cose del mondo: le parole nascono e vengono utilizzate (inizialmente) al fine di impossessarsi e di fare propri certi oggetti. Imporre una parola come denotante qualcosa permetterebbe, in questo senso, di poter dire che quella cosa “è mia e non tua”, proprio perché quella cosa ha un nome e può essere denotata.

In sé, la tesi per cui l’origine del linguaggio sarebbe descrivibile in tali termini non mi pare che trovi – né che possa trovare – alcuna conferma. Come del resto è difficile trovare conferma per qualsiasi ipotesi avanzata al fine di rendere conto dell’origine del linguaggio naturale.

Tuttavia, trovo comunque interessante il legame che Nietzsche individua tra linguaggio e proprietà, e penso che sia questo il punto di forza della citazione. Non possiamo, infatti, negare la tesi secondo cui per dichiarare “nostra” una certa cosa dobbiamo prima essere in grado di riferirci a essa.

Ma direi di più: la proprietà in generale deve avere come suo presupposto la nostra capacità di categorizzazione e di concettualizzazione, ossia la capacità di selezionare/distinguere all’interno dell’esperienza sensoriale che continuamente facciamo certe entità, riconoscendole come appartenenti a una data categoria. Per poter dire “questa penna è mia”, il bambino deve essersi prima costruito il concetto di penna (o almeno deve possedere delle procedure mentali che gli permettano di riconoscere cos’è una penna, di riferirsi correttamente alle penne e di fare inferenze adeguate sulle penne). Se ne deve quindi in qualche modo essere “appropriato mentalmente”.

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