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Archive for the ‘filosofia del linguaggio’ Category

467Vi segnalo e consiglio lo speciale pubblicato sul sito di Rai Filosofia dedicato al Linguaggio. Potrete trovare varie interviste e approfondimenti. Cliccate qui per il link alla pagina.

In particolare ho trovato interessante la puntata di Zettel all’interno di questo speciale, in cui vedo che hanno partecipato alcuni docenti italiani (alcuni sono miei ex-docenti) come Maurizio Ferraris, Achille Varzi e Alberto Voltolini. Potete trovare il video a questa pagina. Vi cito qui di seguito la presentazione… Da non perdere!

Questa puntata di Zettel è dedicata al linguaggio. Maurizio Ferraris affronta la nodosa questione della funzione e delle caratteristiche del linguaggio partendo dal rapporto primigenio delle parole con le cose e dall’iperbolico episodio swiftiano degli accademici di Lagado convinti di poter fare a meno delle parole comunicando con bagagli estesi di oggetti. Il confronto con De Caro svuota la provocatoria soluzione swiftiana attraverso Quine e l’ardua interpretazione del “gavagai” di un nativo di una lingua sconosciuta: un oggetto può sottendere parole differenti, comunicazioni diverse, pragmatiche retoriche molteplici; gavagai potrebbe significare coniglio, guarda un coniglio, cibo, andiamo a caccia etc…

Nella parte finale la questione viene analizzata da un punto di vista inverso partendo dal valore performativo del linguaggio: è possibile fare cose con le parole?

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glInizio questo secondo post sulle sfumature di significato recuperando la tesi proposta da Evans in alcuni suoi articoli (ad esempio nell’articolo del 2006, Lexical Concepts, Cognitive Models and Meaning-Construction) che già avevo citato nel post precedente: il significato di una parola non è qualcosa che è fissato una volta per tutte, non è qualcosa di stabile e di stabilito; al contrario il significato di una parola è selezionato di volta in volta tra le informazioni di enciclopedia, a seconda del contesto in cui la parola è inserita.

L’idea è quindi che associati a ogni parola vi siano non un significato unico, bensì una gamma di significati (a range of meanings) tra i quali viene di volta in volta selezionata un’interpretazione appropriata, a fronte di quello che è il contesto (linguistico e non-linguistico).

Non è quindi l’enunciato che trae il suo significato dalla composizione dei significati delle parole che lo compongono, ma – al contrario – sono i significati delle parole che vengono determinati a seconda dell’enunciato in cui si trovano. Infatti il loro significato è stabilito in base alle parole con cui si uniscono, ossia al contesto linguistico:

meaning-construction appears to proceed by virtue of the ‘meaning’ associated with a given word being ‘calculated’ once the meaning of the entire utterance has been established. That is, individual word ‘meaning’ is determined by utterance meaning rather the other way roung. From this perspective, meaning-construction involves first determining the meaning of the whole before the contribution of the parts can be established. (Evans 2006)

Noto poi con piacere che Evans cita a sostegno della sua tesi un altro autore da me molto apprezzato e che in passato ho studiato con grande interesse: James Pustejovsky. Pustejovsky ha scritto nel 1995 un libro molto bello, pubblicato presso MIT Press, con il titolo The Generative Lexicon.

PustejovskyIn questo libro Pustejovsky esponeva molti esempi di comportamento polisemico delle parole (creative use of words in context): ossia, casi di parole che poste in diversi contesti linguistici possono assumere differenti sfumature di significato.

Questo è il caso, ad esempio, della parola ‘finire’, la quale assume differenti significati a seconda di ciò che la segue. Se proferisco l’enunciato “Chiara ha finito il libro” e in seguito l’enunciato “Chiara ha finito la birra”, la parola ‘finito’ assume due diverse sfumature semantiche: nel primo caso ciò che comprendiamo è che Chiara ha finito di leggere il libro, mentre nel secondo caso che ha finito di bere la birra.

Molti altri sono gli esempi che fa Pustejovsky e alcuni di questi li recupera lo stesso Evans, a confermare la sua tesi sulla non-determinatezza del significato lessicale. Pensiamo, ad esempio, all’espressione “un libro voluminoso” o all’espressione “un libro divertente”: nel primo caso la parola ‘libro’ sta a indicare un aspetto materiale, mentre nel secondo caso si focalizza su un aspetto astratto (ossia sul contenuto che è scritto).


In conclusione, a mo’ di bibliografia, indico il libro che ho citato e rimando anche al testo della presentazione che avevo tenuto al XVII Congresso della Società di Filosofia del Linguaggio nel 2010, in cui presentavo una rivisitazione della teoria di Pustejovsky come mezzo di spiegazione del fenomeno del Meaning Transfer (scarica qui il pdf).

– Pustejovsky J., The Generative Lexicon, MIT Press, Cambridge (MA) (link su Amazon).

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Spero che mi perdonerete per il titolo un po’ “ruffiano”, ma trovavo simpatica l’idea di usare questa ormai sdoganata dicitura per un post che in realtà tratta di filosofia del linguaggio…

Cerco di arrivare subito al dunque: la questione di cui vorrei parlarvi oggi è la classica distinzione che si è soliti fare in semantica lessicale tra informazioni da dizionario e informazioni da enciclopedia quando si chiede quali informazioni rientrino nel significato di una parola e quali invece ne restino escluse.

Vi è una tradizione di autori che sostengono che il significato di una parola (il significato lessicale) sia costituito esclusivamente da informazioni da dizionario – per intenderci, sono quelle informazioni che troviamo scritte appunto nei dizionari. Ad esempio, secondo questi autori, il significato della parola ‘cane’ sarà dato da una serie di informazioni molto ristrette ed essenziali (il cane è un animale, mammifero, domestico, dal muso allungato, il cui suono tipico è l’abbaiare).

Di certo non farà parte del significato di tale parola il fatto che i cani di norma non sopportano i gatti, che se sono felici scodinzolano, che se invece sono impauriti nascondono la coda tra le zampe posteriori, oppure che se si innervosiscono possono mordermi, al contrario di altri animali che reagiscono graffiandomi.

Tutte queste ultime informazioni non faranno parte del significato della parola ‘cane’, in quanto saranno piuttosto conoscenze “da enciclopedia”, ossia conoscenze accessorie.

Personalmente questa separazione tra dizionario ed enciclopedia non mi ha mai trovato molto d’accordo. Perlomeno non sono mai stato convinto che sia possibile ridurre la conoscenza del significato di una parola a un ristretto gruppo di informazioni. E’ vero che le cosiddette informazioni da dizionario plausibilmente sono quelle condivise dalla maggior parte dei parlanti di una data lingua. Eppure non mi sentirei di sostenere che il significato sia riducibile a queste.

Di recente ho poi letto alcuni articoli molto interessanti scritti da Vyvyan Evans, Professor of Linguistics presso la Bangor University, il quale ricorda come le teorie di semantica lessicale che appartengono alla tradizione di studio cognitivista, tendono invece a collegare il significato delle parole con tutte le informazioni che associamo nella nostra mente al loro referente: “meaning representation is encyclopaedic” scrive Evans in un suo testo.

Ma Evans fa anche un passo in più e nota anche che il significato di una parola non può essere ridotto a qualcosa di stabilito e fissato una volta per tutte. Si dovrebbe, infatti, dire che il significato di una parola è selezionato di volta in volta tra le informazioni di enciclopedia, a seconda del contesto in cui la parola è inserita.

A breve la seconda parte del post…

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spe5Vi segnalo questo interessante convegno di “Semantica e filosofia” che si terrà presso l’Università di Torino nei prossimi 25, 26 e 27 giugno (2012).

Si tratta del quinto convegno “Semantics and Philosophy in Europe”, che negli anni passati ha avuto sede a Parigi, Londra e Bochum.

Riprendendo dal sito ufficiale del convegno, posso dirvi che lo scopo del convegno è di permettere un confronto tra filosofi e linguisti, fornendo un luogo in cui discutere e proporre le proprie ricerche sull’interfaccia tra semantica linguistica e varie aree della filosofia (filosofia del linguaggio, logica, filosofia della mente, metafisica, filosofia della matematica, epistemologia).

Gli “invited speakers” saranno:

  • Theodore Scaltsas (University of Edinburgh)
  • Peter Simons (University of Dublin)
  • Salvatore Florio (Kansas State University and Birkbeck College)
  • Øystein Linnebo (Birkbeck College)
  • Friederike Moltmann (IHPST, Paris)
  • Jody Azzouni (Tufts University)
  • Andrea Bottani (University of Bergamo)
  • Anthony Everett (University of Bristol)
  • Alberto Voltolini (University of Turin)
  • Thomas Ede Zimmermann (Wolfgang-Goethe Universität Frankfurt)
  •  Stephen Schiffer (NYU).

Per ulteriori informazioni vi rimando al sito ufficiale del convegno e al programma (in pdf).

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Vi segnalo questo interessante convegno di filosofia del linguaggio, organizzato dall’Università degli Studi di Milano, che si terrà nei prossimi 28, 29 e 30 maggio a Gargnano sul Garda.

Per maggiori informazioni visitate il sito ufficiale del convegno. Vi riporto qui di seguito il programma completo dei tre giorni:

Lunedì 28 Maggio

9:15 – 9:30        Introduzione ai lavori


9:30 – 10:30       Andrea Bonomi (Università degli Studi di Milano)
“Da dove sto parlando?”

10:45 – 11:45     Delia Belleri (Università degli Studi di Bologna)
“Contextualism and semantic/conceptual constraints”

12:00 – 13:00     Savina Raynaud (Università Cattolica di Milano)
“Domande e relazioni predicativo-argomentali”

13:00 – 14:30     Pranzo


14:30 – 15:30     Andrea Bottani (Università degli Studi di Bergamo)
“Determinati, determinabili e distanze qualitative. Le proprietà come luoghi astratti”

15:45 – 16:45     Francesco Orilia (Università degli Studi di Macerata)
“Riferimento singolare: ritorno al descrittivismo”

16:45 – 17:15     Coffee break

17:15 – 18:15     Giulia Felappi (Scuola Normale di Pisa)
“Citazione e traduzione”

18:30 – 19:30     Paolo Labinaz (Università degli Studi di Trieste)
“Il problema della valutazione nel dibattito sulla razionalità”

20:00                Cena


Martedì 29 Maggio

9:30 – 10:30      Aldo Frigerio (Università Cattolica di Milano)
“Sullo scope dei sintagmi nominali”

10:45 – 11:45     Federica Berdini (Università degli Studi di Bologna)
“Speech acts and normativity”

12:00 – 13:00     Andrea Guardo (Università degli Studi di Milano)
“L’argomento della normatività di Kripke”

13:00 – 14:30     Pranzo

14:30 – 15:30     Annalisa Coliva & Sebastiano Moruzzi (Università degli Studi di Modena e Bologna)
“Lost in disagreement”

15:45 – 16:45    Ciro Greco (Università degli Studi di Milano Bicocca)
“Conterfactuality, agnosticism, and modal imperfects”

16:45 – 17:15    Coffee break

17:15 – 18:15     Alfredo Tomasetta (Università degli Studi di Bergamo)
“Dipendenza bruta. Osservazioni sulla coerenza dell’emergentismo”

18:30 – 19:30     Luca Barlassina (Università degli Studi di Milano)
“Le emozioni sono stati percettivi multimodali”

20:00                 Cena

Mercoledì 30 Maggio

9:30 – 10:30       Elisa Paganini (Università degli Studi di Milano)
“Nomi di moneta corrente”

10:45 – 11:45     Giorgio Volpe (Università degli Studi di Bologna)
“Moderatismo naturalizzato”

12:00 – 13:00     Salvatore Pistoia Reda (Università degli Studi di Siena)
“Le implicature scalari: analisi empirica, e sue conseguenze per una teoria della significazione”

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Ieri è uscito sulla rivista online Rivista Italiana di Filosofia del Linguaggio un mio articolo relativo alla negazione e alle teorie simulative della comprensione linguistica. Si tratta del quinto numero della rivista, numero dedicato al tema “Azione, percezione e linguaggio”, curato da Claudia Scorolli.

Con questo articolo ho cercato di presentare una teoria sulla comprensione del linguaggio umano che mi ha affascinato  molto in questi ultimi mesi, ossia laSimulative theory(teoria simulativa).

Secondo questa teoria, comprendere un’espressione linguistica comporta il ri-vivere (non necessariamente conscio) di precendenti esperienze, attivando strutture cerebrali dedicate alla percezione e all’azione.

Ad esempio, la comprensione di un enunciato come “c’è un cane nel mio giardino” comporterà l’attivazione nella mente dell’ascoltatore di un’esperienza di un cane e di un giardino (senza che l’ascoltatore necessariamente si formi un’immagine mentale della situazione descritta). Semplicemente si riattiveranno aree del cervello normalmente adibite alla percezione/rappresentazione di cani e di giardini.

In questo senso si parla di teoria simulativa: poiché comprendere sembra proprio avere molto a che fare con il simulare esperienze.

Nello specifico poi l’articolo si occupa di alcuni casi molto particolari, ovvero degli enunciati contenenti una negazione e cerca di illustrare quale potrebbe essere il funzionamento simulativo che permette la comprensione di quelli, oppure (apre la questione) se il cervello non contenga/codifichi anche rappresentazioni astratte che ci permettono di comprendere le frasi negative.

Per leggere l’articolo e scaricare il file .pdf andare a questa pagina.

Potete trovare altri post sulla teoria simulativa qui e qui.

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Il libro che vi presento oggi appartiene alla collana “Bibliotheca” della casa editrice Raffaello Cortina. Il titolo è Filosofia del linguaggio (come spesso accade tra i libri di cui ho parlato in questo blog) e si tratta di una interessante e utile antologia di testi, appartenenti alla tradizione novecentesca della filosofia analitica del linguaggio.

I curatori sono importanti docenti italiani, tra cui Paolo Casalegno, Pasquale Frascolla, Andrea Iacona, Elisa Paganini e Marco Santambrogio.

I testi antologizzati consentono al lettore di farsi un’idea (e non poco approfondita) sulle principali questioni e problematiche inerenti al linguaggio umano, su cui si è dibattuto negli ultimi decenni in ambito analitico. Ogni testo è preceduto da una introduzione dei curatori, in cui è presentato il pensiero dell’autore, il contesto culturale e i concetti chiave che emergono dalla sua opera.

Apre il classico Senso e significato di Gottlob Frege (di cui avevo già parlato qui), seguono quindi

  • Le descrizioni di Bertrand Russell (testo che tratta delle descrizioni definite),
  • Significato, uso, comprensione di Ludwig Wittgenstein (tratto dalle sue Ricerche filosofiche del 1953),
  • Due dogmi dell’empirismo e Relatività ontologica di Willard Van Orman Quine,
  • Nomi e riferimento di Saul Kripke,
  • Significato, riferimento e stereotipi di Hilary Putnam,
  • Interpretazione radicale di Donald Davidson,
  • Logica e conversazione di Paul Grice,
  • Dispute metafisiche intorno al realismo, di Michael Dummett,
  • e si conclude con l’interessante Linguaggio e natura, di Noam Chomsky.

AA.VV., Filosofia del linguaggio, Cortina, 2003.

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