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Archive for the ‘linguaggio naturale’ Category

Torno a parlarvi di BergamoScienza, il grande evento che si terrà dal 5 al 21 ottobre prossimi.

Bergamo è la città in cui vivo, quindi è con particolare interesse che seguo questo ciclo di incontri, conferenze, attività didattiche. Così… eccovi gli ultimi aggiornamenti.

BergamoScienza è giunto ormai alla sua X edizione. Conta ogni anno migliaia di partecipazioni – anzi dovrei dire centinaia di migliaia, visto che (leggo ora dal sito ufficiale) l’anno scorso sono state contate ben 118.000 presenze.

L’inaugurazione della manifestazione sarà il 5 ottobre. E già si prospetta una serata interessante per gli appassionati di linguaggio:

Protagonisti della prima serata del Festival saranno i pronomi, raccontati al Teatro Sociale in una conferenza-spettacolo, con musica e brani recitati, dal linguista Andrea Moro, il poeta Davide Rondoni e l’attore-scrittore Fabio Volo.

Questa è poi la presentazione delle principali conferenze, con i nomi dei rispettivi invitati al festival:

Saranno affrontate diverse tematiche: medicina, genetica, neuroscienza, fisica, neurobiologia, astrofisica, ingegneria, informatica, archeologia e paleontologia, biologia, chimica, psicologia della scienza, robotica.

Domenica 7 ottobre il premio Nobel per la Medicina 2004 Linda Buck proporrà un approfondimento sui comportamenti del cervello in base alla percezione di odori e feromoni. Sabato 13 sarà la volta di Bruce Beutler, premio Nobel per la Medicina in carica, scopritore dei meccanismi di attivazione del sistema immunitario nel corpo umano; domenica 14 ottobre è in calendario l’incontro con James Dewey Watson, premio Nobel per la Medicina nel 1962, uno tra i primi scienziati ad aver indagato la struttura della molecola di DNA.

Si illustreranno gli orizzonti futuri dell’informatica con Federico Faggin, fisico e inventore del microprocessore. Nell’appuntamento con il neuroscienziato Semir Zeki si definiranno i parametri scientifici della “bellezza”; il biologo Stuart Firestein metterà in scena una lezione-intervista allo scienziato Roger Brent. Il neurobiologo del Department of Zoology della Università di Cambridge Simon Laughlin avanzerà l’ipotesi che il cervello umano sia ormai giunto all’apice della sua evoluzione. Deborah Blum, unica giornalista donna ad aver vinto il premio Pulitzer per la scienza, evidenzierà l’importanza degli esami scientifici nelle indagini poliziesche. La fisica del calcio è il tema dell’incontro che il comitato giovani dell’Associazione BergamoScienza organizza con il fisico Nicola Ludwig: si dimostrerà come le leggi matematiche e geometriche possono essere applicate al mondo del calcio. Mamoru Kawaguchi, uno dei più autorevoli rappresentanti dell’ingegneria moderna, descriverà i suoi innovativi studi sulle strutture spaziali tridimensionali e pneumatiche.

Ampio spazio sarà riservato all’attualità scientifica con gli approfondimenti sul bosone di Higgs e la nascita dell’universo, curati da Guido Tonelli (fisico, collaboratore del CERN di Ginevra). E ancora: si tratterà di neuroeconomia con Alan Sanfey, mentre Ian Wilmut, “papà” della pecora Dolly, parlerà dei segreti della clonazione.

L’ultima conferenza in programma è dedicata al tema della sostenibilità ambientale. I relatori Stefano Mancuso (neurobiologo vegetale), Sergio Mugnai (agronomo), John Brucato e Giovanni Bignami (astrofisici) e Francesco Salamini (biotecnologo) parleranno delle culture artificiali e della possibilità di allestire in futuro dei veri e propri orti lunari.

A settebre uscirà il calendario completo di tutti gli incontri. Scriverò ancora un altro post per informarvi meglio delle date delle conferenze che tratteranno di linguaggio, o che avranno ospiti che potrebbero interessare ai lettori di questo blog.

Per ora vi rimando al sito ufficiale del festival: www.bergamoscienza.it

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Oggetto di sempre maggiore attenzione nelle ricerche sulla cognizione (prima animale e poi umana), i neuroni specchio sembrano poter giocare un ruolo centrale anche nella spiegazione della comprensione del linguaggio naturale.

Prima di soffermarmi su questa relazione, tuttavia, vorrei dedicare questo post alla breve descrizione di che cosa sono e di qual è la funzione di quel gruppo di neuroni cui è stato affibiato il curioso appellativo di “specchio”.

Cominciamo col dire che i neuroni specchio sono stati inizialmente individuati da un gruppo di ricerca italiano, dell’università di Parma, coordinato dal Prof. Giacomo Rizzolatti attorno agli anni ’80-’90. La ricerca mirava a studiare i neuroni che nel cervello del macaco sono dedicati al controllo dei movimenti della mano. Tuttavia, i ricercatori si accorsero casualmente che tali neuroni si attivavano anche quando il macaco vedeva compiere gesti che coinvolgevano movimenti della mano dei ricercatori stessi.

In seguito si sono eseguiti esperimenti volti a dimostrare la presenza di neuroni specchio anche nell’essere umano e oggi ci sono buone ragioni per credere questo.

 

Ma in definitiva, che cosa sono quindi questi neuroni? e qual è la loro funzione?

I neuroni specchio sono innanzitutto delle cellule nervose: dei neuroni appunto. La loro caratteristica principale è quella di attivarsi in due circostanze:

a) quando l’individuo compie una certa azione;

b) quando l’individuo vede compiere la stessa azione da un altro individuo.

 

Ciò pare suggerire che noi comprendiamo le azioni compiute da chi ci sta intorno attivando le stesse cellule neuronali che si attivano quando siamo noi stessi a compiere quell’azione:

In virtù infatti di questa duplice attivazione, i neuroni specchio costituiscono un dispositivo neurofisiologico che mette in relazione le azioni esterne eseguite da altri con il repertorio interno di azioni dell’osservatore. Pertanto questo meccanismo sembrerebbe permettere al soggetto una comprensione dell’azione altrui “dall’interno” o, più precisamente, attraverso la stimolazione del proprio sistema motorio. (Severini, Neuroni specchio: leggi l’intero articolo)

 

In un prossimo post mi soffermerò sulle conseguenze che questa scoperta ha avuto per lo studio della comprensione del linguaggio. Ora, invece, per concludere, vi segnalo questo interessante video-intervista in cui Giacomo Rizzolatti parla dei neuroni specchio e di alcuni aspetti ad essi correlati, come la ricerca sull’autismo.

 

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Mi capita spesso di trovare su youtube alcuni video di Noam Chomsky, il grande linguista statunitense, fondatore della Grammatica Generativa.

Molti di questi video riguardano tematiche politiche (Chomsky è molto attivo politicamente negli USA e temo che sia conosciuto dagli statunitensi soprattutto per questa sua attività, piuttosto che per la ricerca in linguistica).

Ma alcuni video sono delle brevi presentazioni che hanno come oggetto proprio il linguaggio naturale. Per chi non avesse ancora avuto il piacere di vedernli, ve ne segnalo qui di seguito un paio:

Quello che segue è invece un video con una serie di domande e risposte su questioni interenti alla Grammatica Universale:

Quest’ultimo invece è tratto da una conferenza tenuta all’università di Colonia su “Linguaggio e altre Scienze Cognitive” (la durata è di un’ora e mezza, ma se avete un po’ di tempo da dedicargli è molto interessante):

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logo festival genovaGiunto alla sua IX edizione, dal 21 ottobre al 2 novembre si terrà a Genova il Festival della Scienza, intitolato “150 e oltre”. Sono molti i nomi importanti invitati a tenere una conferenza durante questi giorni. Per maggiori informazioni, o per il programma del festival potete visitare il sito ufficiale.

Tuttavia, visto l’argomento di questo blog, vi segnalo un incontro in particolare, previsto per il 28 ottobre a Palazzo Ducale (sala del Maggior Consiglio, Piazza Matteotti 9):

Dean Falk, Alla ricerca della nostra lingua. Madri, bambini e origini del linguaggio

Cito dal sito del festival:

In un periodo remotissimo della preistoria, tra i sette e i cinque milioni di anni fa, accadde qualcosa dalla portata evolutiva incalcolabile: i nostri progenitori raggiunsero la postura eretta. Secondo la paleoantropologa Dean Falk, ciò pose le condizioni per un altro, dirompente accadimento, le cui origini sono ritenute in genere molto più tarde, oltre che misteriose. Stiamo parlando della nascita del linguaggio: l’elemento distintivo dell’animale uomo. Falk avanza una congettura rivoluzionaria ed estremamente suggestiva, che collega bipedismo e articolazione dei suoni. Nella sua ricostruzione, protagoniste assolute sono le antiche madri e la loro prole. Non avrebbero potuto raccogliere bacche, radici, erbe necessarie al sostentamento senza appoggiare a terra i piccoli, ormai incapaci di aggrapparsi a loro come invece continuava a succedere tra le scimmie antropomorfe. L’unico contatto con gli esserini inermi e piangenti rimaneva allora quello vocale. Cercavano di acquietarli con vocalizzi, ossia rudimentali sonorità melodiche destinate in seguito a trovare affinamento e sviluppo nel protolinguaggio, ma sopravvissute fino a noi attraverso il maternese, la lingua universale dalle tonalità affettive e dalle modulazioni musicali con cui in tutto il mondo ci si rivolge ai bambini piccoli. Falk ritiene questa “musica parlata” fondamentale non solo per l’apprendimento delle abilità linguistiche e per la maturazione emotiva e sociale; la sua analisi appassionata rivaluta l’interazione madri-figli anche per sfere diverse dell’espressione umana, come ad esempio il canto. Le origini di musica e linguaggio affonderebbero così nella notte dei tempi, quando accudire significava restare a portata di voce.

Lo ammetto, il tema dell’origine del linguaggio è molto suggestivo e interessante. Difficilmente, tuttavia, si potrà mai dire qualcosa di definitivo a riguardo. Il problema sta, infatti, nell’impossibilità di verificare le ipotesi che ogni studioso ha avanzato. Di certo però è possibile escludere quelle meno plausibili.

Ritenere che l’origine del linguaggio possa essere spiegata esclusivamente in termini di vocalizzi finalizzati ad acquietare i figli durante la raccolta di cibo mi pare essere meno plausibile di molte altre ipotesi. Ammetto però di non conoscere molto il lavoro della Falk… non ci resta che seguire la sua lectio magistralis e vedere quale sarà l’impressione finale.

Voi cosa ne pensate?

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bergamo scienza 2011Torno a parlarvi ancora una volta di Bergamo Scienza 2011. Continuerò a tenervi aggiornati costantemente su questo evento sia perché si svolge nella mia città sia perché ho avuto modo di seguirlo negli anni passati e devo ammettere che merita davvero attenzione.

Oggi ve ne parlo in quanto è uscito finalmente il programma dell’edizione 2011, che potete consultare cliccando su questo collegamento.

Gli ho dato una rapida occhiata e devo dire che ho già trovato qualche chicca. Ad esempio vi segnalo la conferenza che terrà George Ojemann dell’Università di Washington sul linguaggio e la neurochirurgia a paziente sveglio. Alla conferenza parteciperà anche Andrea Moro (di cui avevo recensito un suo recente libro qua), Stefano Cappa e Lorenzo Magrassi. Ecco la descrizione dell’incontro:

“Il mappaggio corticale tramite stimolazione elettrica
della corteccia cerebrale durante interventi neurochirurgici
in anestesia locale è stato introdotto per risolvere
un problema clinico: la variazione inter-indviduale
della disposizione delle aree corticali per il linguaggio.
La stimolazione elettrica a bassa intensità causa una
transitoria inibizione delle capacità di parlare quando
applicata a un’area coinvolta nel linguaggio, permettendo
così di identificarla. Questa tecnica, essenziale
per migliorare il trattamento chirurgico del paziente,
permette anche di aprire una finestra sul funzionamento
della corteccia cerebrale. È stato così possibile
studiare l’estensione delle aree corticali coinvolte nel
linguaggio in funzione del sesso, dell’età, delle diverse
lingue parlate e del grado d’istruzione del paziente.
Più recentemente sono stati studiati aspetti sintattici e
semantici del linguaggio con l’identificazione di siti
importanti per l’uso corretto dei verbi, distinti da quelli
necessari alla denominazione di oggetti.”

 

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cervello homerNegli ultimi anni è emerso all’interno della scienza cognitiva (ossia, la scienza che si occupa dei processi cognitivi umani) una nuova prospettiva teorica, che ha sottolineato come i nostri processi cognitivi dipendano dall’interazione tra la mente e il nostro corpo: si tratta della cosiddetta Embodied Cognition (Cognizione Incarnata).

Una delle tesi sostenute dalla Embodied Cognition è quella che potremmo definire “teoria simulativa della comprensione linguistica”, secondo la quale noi comprendiamo le espressioni del linguaggio naturale grazie alla riattivazione di aree cerebrali dedicate principalmente alla percezione, ai movimenti e alle emozioni.

Per fare un esempio, quando sentiamo la parola ‘tavolo’ noi la capiamo – ossia ne comprendiamo il significato – riattivando le aree del cervello che riguardano l’esperienza percettiva di un tavolo.

Questo ha fatto supporre che comprendere il significato di una qualsiasi espressione del linguaggio sia una sorta di simulazione delle esperienze percettive, motorie ed emotive che abbiamo avuto in passato. Cogliamo quindi il significato di un termine linguistico simulando l’esperienza degli oggetti o degli eventi cui tali termini si riferiscono.

Altro esempio: comprendiamo ‘correre’ riattivando le aree del cervello relative alle esperienze di movimento tipiche della corsa.

Questa “teoria simulativa” ha il vantaggio di essere stata ampiamente supportata da evidenze sperimentali, delle quali però vi parlerò in un prossimo post.

(sulla Embodied Cognition potete leggere anche questo post più recente oppure quest’altro sugli esperimenti)

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area di brocaAnno 1861, Parigi. Muore all’ospedale di Bicetre un paziente che presentava significative difficoltà nella produzione linguistica. Quando parlava il paziente riusciva a emettere soltanto una coppia di sillabe –  “tan-tan” – qualunque fosse ciò che intendeva comunicare.

A curarlo nell’ultimo anno era stato il medico Pierre-Paul Broca, lo stesso che eseguì l’autopsia sul paziente una volta defunto. Ciò che Broca riscontrò fu un’evidente lesione al cervello, a livello del lobo frontale sinistro.

L’ipotesi del medico fu che tale area cerebrale fosse collegata in qualche modo alla capacità di produrre e di comprendere il linguaggio.

Al giorno d’oggi sono state molte le conferme sperimentali di tale ipotesi e quest’area del cervello – che prende appunto il nome di “area di Broca” – è riconosciuta essere coinvolta nell’elaborazione e nella comprensione del linguaggio (sia parlato che segnico).

Una lesione cerebrale nell’area di Broca può quindi comportare una perdita della capacità di produzione del linguaggio, definita afasia di Broca.

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