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Posts Tagged ‘teoria simulativa del significato’

Oggi vi segnalo un video molto interessante. Si tratta di una conferenza (divisa in 5 file su youtube) del prof. Lawrence Barsalou, Professor of Psychology alla Emory University.

Barsalou è diventato molto noto anche in linguistica e filosofia del linguaggio per le sue ricerche sulla embodied cognition e per la sua teoria simulativista della comprensione del linguaggio.

La conferenza ha come titolo “Language and Simulation in Representation of Abstract Concepts” ed è stata tenuta nell’ottobre del 2010 presso il Moss Rehabilitation Research Institute – Elkins Park, Pennsylvania

Qui trovate gli altri video: 2/5, 3/5, 4/5, 5/5.

 

 

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Ieri è uscito sulla rivista online Rivista Italiana di Filosofia del Linguaggio un mio articolo relativo alla negazione e alle teorie simulative della comprensione linguistica. Si tratta del quinto numero della rivista, numero dedicato al tema “Azione, percezione e linguaggio”, curato da Claudia Scorolli.

Con questo articolo ho cercato di presentare una teoria sulla comprensione del linguaggio umano che mi ha affascinato  molto in questi ultimi mesi, ossia laSimulative theory(teoria simulativa).

Secondo questa teoria, comprendere un’espressione linguistica comporta il ri-vivere (non necessariamente conscio) di precendenti esperienze, attivando strutture cerebrali dedicate alla percezione e all’azione.

Ad esempio, la comprensione di un enunciato come “c’è un cane nel mio giardino” comporterà l’attivazione nella mente dell’ascoltatore di un’esperienza di un cane e di un giardino (senza che l’ascoltatore necessariamente si formi un’immagine mentale della situazione descritta). Semplicemente si riattiveranno aree del cervello normalmente adibite alla percezione/rappresentazione di cani e di giardini.

In questo senso si parla di teoria simulativa: poiché comprendere sembra proprio avere molto a che fare con il simulare esperienze.

Nello specifico poi l’articolo si occupa di alcuni casi molto particolari, ovvero degli enunciati contenenti una negazione e cerca di illustrare quale potrebbe essere il funzionamento simulativo che permette la comprensione di quelli, oppure (apre la questione) se il cervello non contenga/codifichi anche rappresentazioni astratte che ci permettono di comprendere le frasi negative.

Per leggere l’articolo e scaricare il file .pdf andare a questa pagina.

Potete trovare altri post sulla teoria simulativa qui e qui.

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consegna pizzaHo parlato in un post precedente della teoria simulativa della comprensione linguistica, ovvero della teoria secondo la quale comprendiamo il significato di una qualsiasi espressione linguistica (come può essere “Il gatto mangia i croccantini”) grazie al fatto che simuliamo nel nostro cervello l’esperienza associata (quindi l’esperienza di un gatto che mangia croccantini), come se stessimo appunto percependo tale situazione. Questo è possibile grazie alla riattivazione di aree cerebrali che normalmente sono dedicate alla percezione o al controllo delle azioni.

I sostenitori della teoria simulativa hanno proposto e condotto una serie di esperimenti molto interessanti, che sembrano confermare la teoria. Ve ne vorrei quindi presentare brevemente uno fra tutti.

L’esperimento è stato condotto agli inizi del 2000 da due ricercatori, Glenberg e Kaschak. Ai soggetti che si sottoponevano all’esperimento era chiesto di leggere alcune frasi. Alcune di queste frasi potevano implicare un movimento verso il soggetto (ad esempio, la frase “Marco ti porta la pizza”), oppure potevano implicare un movimento di allontanamento dal soggetto (“Tu porti la pizza a Marco”).

Ciò che i partecipanti dovevano fare era decidere se le frasi che venivano loro presentate avevano senso oppure no. Per fare questo dovevano premere un bottone su una pulsantiera. Il bottone corretto però poteva trovarsi più vicino a loro, oppure più lontano – il che li spingeva a muovere la mano verso il proprio corpo o lontano dal proprio corpo.

Si è osservato che i tempi che i partecipanti impiegavano per rispondere erano minori quando il movimento che dovevano compiere con la mano corrispondeva al movimento implicitamente descritto nelle frasi che avevano letto. Insomma, se avevano letto la frase “Tu porti la pizza a Marco” e per premere il bottone corretto dovevano spostare la mano in avanti, allontanadola dal proprio corpo – che è lo stesso movimento che si fa per portare/consegnare una pizza – impiegavano meno tempo rispetto a quanto dovevano premere il bottone più vicino.

Questo ha spinto gli autori a ritenere che quando si legge e si comprende una frase, questo avviene simulando mentalmente l’azione descritta nella frase stessa. Per questo motivo il compito di movimento della mano per premere il bottone sarebbe stato facilitato nell’esperimento. E ciò sembra portare acqua al mulino della teoria simulativa della comprensione linguistica.

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cervello homerNegli ultimi anni è emerso all’interno della scienza cognitiva (ossia, la scienza che si occupa dei processi cognitivi umani) una nuova prospettiva teorica, che ha sottolineato come i nostri processi cognitivi dipendano dall’interazione tra la mente e il nostro corpo: si tratta della cosiddetta Embodied Cognition (Cognizione Incarnata).

Una delle tesi sostenute dalla Embodied Cognition è quella che potremmo definire “teoria simulativa della comprensione linguistica”, secondo la quale noi comprendiamo le espressioni del linguaggio naturale grazie alla riattivazione di aree cerebrali dedicate principalmente alla percezione, ai movimenti e alle emozioni.

Per fare un esempio, quando sentiamo la parola ‘tavolo’ noi la capiamo – ossia ne comprendiamo il significato – riattivando le aree del cervello che riguardano l’esperienza percettiva di un tavolo.

Questo ha fatto supporre che comprendere il significato di una qualsiasi espressione del linguaggio sia una sorta di simulazione delle esperienze percettive, motorie ed emotive che abbiamo avuto in passato. Cogliamo quindi il significato di un termine linguistico simulando l’esperienza degli oggetti o degli eventi cui tali termini si riferiscono.

Altro esempio: comprendiamo ‘correre’ riattivando le aree del cervello relative alle esperienze di movimento tipiche della corsa.

Questa “teoria simulativa” ha il vantaggio di essere stata ampiamente supportata da evidenze sperimentali, delle quali però vi parlerò in un prossimo post.

(sulla Embodied Cognition potete leggere anche questo post più recente oppure quest’altro sugli esperimenti)

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